Il fotovoltaico corre nei campi, molto meno sui tetti delle imprese
Nel terzo trimestre i grandi impianti fotovoltaici sono quasi raddoppiati, quelli sui capannoni sono cresciuti del 9%. Il pannello è lo stesso, la decisione no.
Nel terzo trimestre del 2026 in Italia sono stati connessi 1.742 MW di nuovi impianti fotovoltaici, il 37% in più dello stesso periodo del 2025. Sono i dati di Terna (sistema Gaudì) aggiornati al 30 settembre ed elaborati da Italia Solare.
Dentro quel +37% ci sono velocità molto diverse. I grandi impianti, da 1 MW in su, sono passati da 457 a 858 MW: quasi il doppio. Il segmento commerciale e industriale, cioè gli impianti da 20 kW a 1 MW che di solito stanno su capannoni, magazzini e sedi aziendali, è salito da 500 a 543 MW, circa il 9% in più. Il residenziale da 312 a 341 MW.
Due decisioni diverse
Il pannello è lo stesso. La decisione no. Un parco fotovoltaico da qualche decina di megawatt lo costruisce un operatore che fa solo quello: ha un modello finanziario, banche abituate a quel tipo di progetto, un contratto per vendere l'energia. Per lui il fotovoltaico è il prodotto.
Per un'impresa che fa componenti, logistica o lavorazioni, l'impianto sul tetto è un investimento fuori dal proprio mestiere. Compete per la stessa cassa con la macchina nuova, il magazzino, l'assunzione. Chiede di valutare cose che in azienda nessuno sa valutare: lo stato della copertura, le pratiche di connessione, il rendimento in vent'anni. E restituisce un risparmio in bolletta che si vede nel tempo, mentre la spesa è tutta subito.
Il risultato è che chi avrebbe più interesse a produrre la propria energia, cioè chi consuma di giorno e ha superfici grandi, sta nel segmento che cresce meno.
Quando la decisione cambia forma
Esistono modi per spostare la decisione. Un operatore può installare l'impianto sul tetto dell'azienda, restarne proprietario, gestirlo, e vendere all'impresa l'energia prodotta a un prezzo fissato per molti anni. Oppure l'impresa può firmare un contratto di acquisto di lungo periodo, un PPA, con un produttore. In entrambi i casi non investe: si impegna a comprare.
Sull'intera vita dell'impianto costa qualcosa in più rispetto alla proprietà. In cambio toglie all'imprenditore la parte della decisione che non sa valutare e gli lascia quella che sa valutare benissimo: quanto pagherà l'energia nei prossimi anni, e se quel prezzo gli conviene.
Per chi ha un capannone e consumi diurni, la domanda utile è meno «conviene il fotovoltaico?» e più «chi è il soggetto giusto per portare il rischio dell'impianto: io o qualcun altro?». Spesso è la risposta a questa domanda che sblocca una decisione ferma da anni.
Dati Italia Solare su base Terna-Gaudì al 30 settembre 2026, riportati da Oggigreen il 26 ottobre; i valori sono coerenti con quelli del primo semestre diffusi dall'associazione. Il report completo del terzo trimestre non era ancora consultabile sul sito di Italia Solare.
Fonte: Italia Solare su dati Terna-Gaudì al 30 settembre 2026, riportati da Oggigreen (26 ottobre 2026)