Edoardo Maggiori
Taccuino · Finanza per PMI

Il credito riparte, ma passa sopra le piccole imprese

Banca d'Italia lo scrive senza giri di parole: la crescita dei prestiti ha riguardato solo le imprese medie e grandi. Per le piccole il credito continua a scendere, e non è solo una questione di rischio.

3 min di letturadi Edoardo Maggiori
Collage: un grande edificio industriale e una piccola bottega con la saracinesca, una freccia disegnata a mano che porta le monete verso l'edificio grande e una linea tratteggiata che si ferma davanti alla bottega

Nel Bollettino Economico pubblicato il 16 ottobre, Banca d'Italia dedica al credito una frase che vale più di molte tabelle: «La crescita dei prestiti ha interessato solo le società non finanziarie di media e grande dimensione». Nella stessa pagina si legge che il costo dei nuovi finanziamenti alle imprese è aumentato.

I numeri delle piccole li ha messi in fila l'Ufficio studi di Confartigianato, sui dati della stessa Banca d'Italia: a giugno i prestiti alle piccole imprese erano in calo del 3,6% su base annua, mentre il totale delle imprese cresceva del 2,6%. Il costo del credito ad agosto era al 3,85%, dal minimo del 3,49% toccato a marzo. In mezzo ci sono i due rialzi della BCE di quest'anno, a giugno e a settembre, da 25 punti base ciascuno. Giovedì 29 ottobre il Consiglio direttivo torna a riunirsi.

Non è solo rischio, è leggibilità

La spiegazione più comoda è che le piccole siano più rischiose. In parte è vero. Ma non basta a spiegare un divario così netto e così costante.

Una banca non presta a un'azienda: presta a quello che riesce a leggere di un'azienda. Bilancio, andamento dei conti, Centrale dei rischi, un piano che stia in piedi. Una media impresa ha un direttore finanziario, un budget, un bilancio che racconta la gestione. Una piccola spesso ha un bilancio scritto per il fisco e la cassa nella testa del titolare.

Quando i tassi salgono e i criteri si irrigidiscono (anche nell'area euro le banche hanno segnalato un moderato inasprimento verso le imprese), l'istruttoria diventa più severa e più costosa. Il credito allora si sposta verso chi costa meno valutare. Non verso chi è più sano, verso chi è più facile da capire.

C'è anche un pezzo di domanda. Molte piccole imprese, dopo anni di tassi bassi e garanzie pubbliche, stanno restituendo debito e si finanziano con la cassa propria. Una scelta prudente, finché non serve un investimento o arriva un cliente grande che paga a 120 giorni.

Cosa cambia per chi guida una piccola impresa

Il rapporto con la banca non si costruisce il giorno in cui serve il fido. Si costruisce prima, con documenti che la banca può usare senza tradurli: una previsione di cassa a dodici mesi aggiornata, un bilancio che spieghi da dove vengono i margini, la distinzione chiara tra conti dell'azienda e conti della famiglia.

Sembra burocrazia. In un mercato del credito che seleziona, è la differenza tra essere valutati e restare fuori dalla pila delle pratiche. Il costo del denaro lo decide Francoforte. Quanto è facile dirti di sì, invece, dipende molto da come ti presenti.

I dati sulle piccole imprese si riferiscono a giugno 2026 e sono un'elaborazione di Confartigianato su dati Banca d'Italia.

Fonte: Banca d'Italia, Bollettino Economico n. 4/2026; Confartigianato su dati Banca d'Italia

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