Edoardo Maggiori

Robot, l'Italia perde l'11%. Ma a frenare è un solo cliente

Nel 2025 in Italia sono stati installati 7.800 robot industriali, l'11% in meno. Quasi tutto il calo viene dall'automotive. Il prossimo mercato è fatto di migliaia di compratori piccoli, e va costruito in un altro modo.

4 min di letturadi Edoardo Maggiori
Collage: un braccio robotico industriale su carta strappata, una piccola auto che cade e una freccia verso il basso

A fine settembre l'International Federation of Robotics ha pubblicato il rapporto World Robotics 2026. Nel mondo i robot industriali in funzione hanno superato i cinque milioni e nel 2025 ne sono stati installati oltre 600.000, l'11% in più dell'anno prima. La Cina da sola vale il 59% delle nuove installazioni.

L'Italia va nella direzione opposta: 7.800 robot installati, l'11% in meno, con l'Unione Europea nel complesso a -11%. Letto così sembra un segnale di sfiducia delle imprese italiane verso l'automazione. Guardando dentro il numero, la storia è un'altra.

Il calo ha un indirizzo preciso

Le installazioni nel settore automobilistico si sono più che dimezzate, -50,5%. Il resto dell'industria, con la lavorazione dei metalli in testa, è rimasto sostanzialmente stabile.

Quindi non è la manifattura italiana ad aver smesso di automatizzare. È il suo cliente più grande ad aver smesso di comprare. Un mercato che per anni ha avuto un compratore dominante, con volumi alti, specifiche chiare e un ufficio acquisti abituato a ragionare per linee intere, si è ritrovato senza quel compratore.

La domanda che resta è distribuita su migliaia di imprese medio-piccole: metalmeccanica, packaging, plastica, alimentare. Esiste, lo dicono i numeri che tengono. Ma ha una forma completamente diversa da quella che l'offerta era abituata a servire.

Tre differenze che non si risolvono con lo stesso venditore

Chi decide. Nel grande gruppo decide un ufficio tecnico con un capitolato. Nella PMI decide il titolare, spesso da solo, con in testa il conto economico dell'anno e non la roadmap industriale del decennio. Gli argomenti che convincono il primo annoiano il secondo.

Cosa compra. Il grande gruppo compra robot e li integra con le proprie competenze. La PMI non ha quelle competenze e non vuole un robot: vuole che un'operazione precisa costi meno o si faccia senza la persona che non riesce più ad assumere. Compra un risultato su una postazione, non una macchina.

Quanto rischio è disposta a portare. Per il grande gruppo un progetto andato male è una riga di bilancio. Per un'azienda da trenta persone può essere l'anno. Quindi la PMI chiede garanzie sul risultato, tempi di fermo minimi e un interlocutore unico, cose che il modello costruito per l'automotive raramente offre.

Il collo di bottiglia è nel mezzo

Fra il costruttore del robot e la PMI c'è l'integratore: chi progetta la cella, la installa, la mette in produzione. In Italia sono in larga parte aziende piccole, molto competenti e quasi sempre sature. Hanno lavorato per anni su progetti grandi e su misura, e un progetto piccolo costa loro quasi la stessa fatica di uno grande.

È qui che il mercato delle PMI si inceppa. Ogni applicazione viene trattata come un progetto unico, con un preventivo unico, un tempo di studio lungo e un prezzo che riflette l'unicità. Per il titolare diventa una scommessa difficile da valutare, e la risposta razionale è aspettare.

Dove si gioca il prossimo ciclo

L'IFR stima una ripresa globale del 9% nel 2026. Per l'Italia la ripresa non arriverà da sola, e non arriverà dal ritorno dell'automotive ai volumi di prima.

Arriverà da chi riuscirà a trasformare il progetto su misura in qualcosa di ripetibile: celle standard per applicazioni tipiche di un settore (asservimento macchine, pallettizzazione, saldatura di piccoli lotti), con un prezzo leggibile, tempi di avviamento brevi e un rendimento misurato su una postazione che il cliente conosce già.

Non è un lavoro tecnico. La tecnologia per farlo esiste da anni. È un lavoro di costruzione del mercato: decidere a quale settore parlare, quale applicazione rendere standard, quale numero mettere davanti al titolare perché la decisione diventi prendibile.

Il -11% non racconta un'Italia che non vuole automatizzare. Racconta un mercato che ha perso il cliente per cui era stato costruito e non ha ancora ricostruito l'offerta per quelli che restano.

Fonte dei dati: IFR, World Robotics 2026.

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