Edoardo Maggiori

Un pacchetto per la robotica non crea un mercato della robotica

Gli incentivi abbassano il prezzo. Ma nell’automazione il prezzo non è mai stato l’ostacolo: il compratore non ha misurato il problema che la macchina dovrebbe risolvere.

3 min di letturadi Edoardo Maggiori
Collage: un robot industriale da solo con un cartellino sconto, impronte che si allontanano

Fra le anticipazioni sulla prossima manovra c’è un pacchetto dedicato alla robotica industriale. È una direzione sensata, in un Paese che è fra i primi in Europa per installazioni di robot e che ha un tessuto manifatturiero da modernizzare.

Vale però la pena anticipare un esito prevedibile: una parte consistente di quelle risorse verrà utilizzata da aziende che avrebbero investito comunque, e una parte non verrà utilizzata affatto. Non per cattiva progettazione della misura, ma perché gli incentivi agiscono su una variabile che nell’automazione non è quasi mai quella bloccante.

Cosa fa un incentivo, esattamente

Un’agevolazione sugli investimenti riduce il costo netto di un acquisto. Funziona perfettamente in una situazione precisa: quando l’impresa ha già deciso cosa comprare, sa quanto le rende, e sta valutando se il prezzo giustifica la spesa.

In quel caso l’incentivo può effettivamente far pendere la bilancia, o accelerare una decisione che sarebbe arrivata più avanti.

Ma nella maggior parte delle piccole e medie imprese italiane la situazione è un’altra: non c’è nessuna decisione in bilico, perché non si è mai arrivati a formularla.

Il vero blocco è a monte

Automatizzare non significa comprare una macchina. Significa individuare la specifica operazione ripetitiva, misurabile e ad alto volume su cui una macchina rende più di una persona.

Per farlo servono dati elementari che quasi nessuna piccola impresa possiede: quante volte al giorno si ripete un certo gesto, quanto tempo assorbe complessivamente, quanti errori genera, quanto costa rimediarli.

Senza quei numeri, un preventivo per un impianto automatizzato è invalutabile. Non caro: invalutabile. E davanti a qualcosa che non si riesce a valutare, la risposta razionale è rimandare — con o senza incentivo.

Uno sconto del quaranta per cento su una cifra che non sai se ha senso spendere non rende la decisione più facile. La rende solo più economica se dovessi sbagliarla.

Perché le imprese strutturate ne beneficiano e le altre no

Le aziende che hanno già un controllo di gestione, che misurano i tempi di ciclo e conoscono il costo per unità prodotta, usano gli incentivi con efficacia: sanno esattamente dove applicare la macchina e quanto guadagneranno.

Quelle che non hanno quei dati non partecipano, oppure partecipano male — comprando ciò che il fornitore consiglia invece di ciò che serve.

Il risultato è che una misura pensata per diffondere l’automazione tende a concentrarla dove già esisteva. Non è una critica alla misura in sé: è una conseguenza strutturale del fatto che si sta usando una leva di prezzo su un problema di conoscenza.

Cosa servirebbe accanto agli incentivi

La domanda di automazione non si crea abbassando il prezzo. Si crea mettendo l’impresa in condizione di misurare il proprio problema — cioè con un lavoro di diagnosi che precede qualunque preventivo e che oggi quasi nessuno fa, perché non è né vendita né consulenza tecnica e nessuno sa a chi affidarlo.

È un lavoro poco spettacolare: consiste nel contare gesti, cronometrare operazioni, quantificare errori. Ma è l’unica cosa che trasforma un’azienda interessata in un’azienda che compra.

Finché quel passaggio manca, ogni euro di incentivo continuerà a fare la stessa cosa: rendere più conveniente una decisione che la maggior parte delle imprese non è ancora in grado di prendere.

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