Edoardo Maggiori

Il punto di pareggio: la soglia sotto la quale ogni decisione è una scommessa

Sopra il punto di pareggio scegli, sotto speri. È un numero che si muove con i costi fissi, non con il fatturato — e che quasi nessuno aggiorna abbastanza spesso.

3 min di letturadi Edoardo Maggiori
Collage: una bilancia antica attraversata da una linea di soglia disegnata a mano

C’è una domanda che vale più di mezza giornata di riunione, e che moltissimi imprenditori non sanno riprendere in meno di due giorni: qual è il punto di pareggio della mia azienda, questo mese?

Non l’anno scorso. Non in media. Questo mese, con i costi che ho adesso.

Cos’è davvero, oltre la definizione

Tecnicamente il punto di pareggio è il livello di ricavi a cui i costi totali sono coperti e il risultato è zero. Detta così sembra un esercizio da manuale.

Nella pratica è qualcosa di molto più concreto: è la soglia che separa due modi completamente diversi di gestire un’azienda.

Sopra quella soglia stai scegliendo. Puoi decidere se investire, se assumere, se rifiutare un cliente che paga male, se tenere il prezzo quando un concorrente lo abbassa. Hai margine di manovra, e ogni decisione è una decisione vera.

Sotto quella soglia stai sperando. Accetti l’ordine a condizioni peggiori perché ti serve incassare. Non puoi rifiutare il cliente difficile. Rimandi le decisioni strutturali perché ogni euro serve a coprire il mese. Formalmente stai ancora decidendo, sostanzialmente no.

Si muove con i costi fissi, non con il fatturato

L’errore più comune è trattarlo come un numero stabile, da calcolare una volta all’anno in sede di budget. Ma il punto di pareggio dipende dai costi fissi, e i costi fissi cambiano molto più spesso di quanto si creda.

Basta un contratto d’affitto rinnovato, un’assunzione, un canone software aggiunto, una bolletta che sale del 17%. Ognuno di questi eventi sposta la soglia verso l’alto, e nessuno di essi produce un allarme: semplicemente, da quel mese in poi devi vendere di più per stare dove stavi prima.

Calcolarlo una volta all’anno, in sostanza, significa non averlo.

Come si calcola, senza complicarsi la vita

Servono due informazioni. La prima: quanto pesano i costi fissi mensili — affitto, stipendi, canoni, utenze di base, tutto ciò che si paga anche vendendo zero. La seconda: il margine di contribuzione, cioè quanto resta di ogni euro venduto dopo aver tolto i costi che variano con le vendite.

Il punto di pareggio è il rapporto fra i due: costi fissi diviso margine percentuale.

La parte difficile non è il calcolo. È distinguere onestamente cosa è fisso e cosa è variabile, perché molte aziende classificano come variabili costi che in realtà non lo sono — e così ottengono una soglia più bassa di quella reale.

Perché aggiornarlo ogni mese cambia le decisioni

Un imprenditore che conosce la propria soglia aggiornata sa, al quindici del mese, se sta andando sopra o sotto. E quella consapevolezza cambia il comportamento in modo immediato: quali trattative accelerare, quali spese rinviare, quando è il momento di alzare un prezzo.

Chi non ce l’ha lo scopre a consuntivo, quando ormai il mese è andato come è andato.

È forse il singolo numero con il miglior rapporto fra facilità di calcolo e impatto sulle decisioni. Ed è anche uno dei meno guardati, perché non produce nulla di visibile e perché finché le cose vanno bene sembra un esercizio inutile.

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