I robot li usa il 61% delle grandi fabbriche e il 15% delle piccole. Il prezzo non è il motivo
Fra le imprese manifatturiere con più di 250 addetti il 61,1% usa robot, fra quelle da 10 a 49 il 15,2%. E chi li adotta lo fa soprattutto per precisione e qualità. Il divario si gioca sul processo, prima che sulla macchina.
Alla fiera A&T di Vicenza, chiusa la settimana scorsa, la Fondazione Nord Est ha messo in fila i dati Istat sull'uso di robot e intelligenza artificiale nella manifattura italiana. Secondo le ultime rilevazioni Istat disponibili, fra le imprese industriali con almeno 10 addetti il 19,1% usa robot industriali o di servizio. La media però nasconde due mondi. Fra le aziende da 10 a 49 addetti la quota è del 15,2%. Fra quelle con almeno 250 addetti è del 61,1%.
Sull'intelligenza artificiale la distanza è simile e si sta allargando. Secondo l'indagine Istat sulle imprese e le tecnologie digitali, nel 2025 usava almeno una tecnologia di AI il 53,1% delle grandi imprese e il 15,7% delle piccole e medie. Nel 2023 il divario era di circa 20 punti, nel 2025 di 37.
Perché si compra un robot
Il dato più interessante è un altro: il motivo per cui le imprese hanno adottato i robot. Il 92,3% indica la precisione e gli standard di qualità. Il 74,7% la sicurezza sul lavoro. Il 31,3% la difficoltà a trovare personale.
Vuol dire che il robot, in fabbrica, entra prima di tutto come strumento di qualità. Serve a fare lo stesso pezzo mille volte uguale, a ridurre gli scarti, a togliere alle persone le operazioni pesanti o pericolose. È un'informazione utile per una piccola impresa, perché sposta la domanda. Non "posso permettermi un robot?", ma "quanto mi costano oggi gli scarti, le rilavorazioni, le contestazioni dei clienti?".
Dove si ferma la piccola impresa
Il prezzo della macchina è calato molto negli ultimi anni, soprattutto per i robot collaborativi pensati per lavorare accanto alle persone. Eppure il divario resta. La ragione sta quasi sempre a monte del robot.
Un robot ha bisogno di un processo stabile: pezzi che arrivano sempre nello stesso modo, tolleranze definite, lotti abbastanza ripetitivi. Molte piccole imprese vivono invece di flessibilità, di commesse diverse ogni settimana, di adattamenti fatti a mano dall'operatore esperto. Lì l'automazione non trova appoggio, e il primo progetto rischia di diventare un robot fermo in un angolo.
Le grandi aziende hanno un ufficio tecnico che prepara il terreno: standardizza, misura, documenta. Le piccole quel lavoro devono farlo prima, spesso senza qualcuno dedicato.
La domanda da farsi
Per un'impresa che produce in piccola serie il punto di partenza non è il catalogo dei robot. È individuare una sola operazione ripetitiva, misurarne scarti e tempi, e chiedersi se può essere resa stabile. Se la risposta è sì, il robot diventa un investimento con un ritorno calcolabile. Se è no, nessuna macchina risolverà il problema al posto nostro.