Edoardo Maggiori
Taccuino · Robotica, cobotica, AI e automazione nelle PMI

Le piccole imprese vorrebbero l'AI per trovare clienti. Intanto rispondono a mano

Secondo un'indagine Ipsos per Meta su 500 micro, piccole e medie imprese italiane, solo il 25% usa strumenti di intelligenza artificiale. Il compito che delegherebbero per primo è trovare nuovi clienti, ma il 74% gestisce ancora a mano i messaggi di quelli che già scrivono.

3 min di letturadi Edoardo Maggiori

Mercoledì Ipsos ha pubblicato un'indagine fatta per Meta su 500 imprese italiane sotto i 250 dipendenti: titolari, amministratori e responsabili operativi, intervistati online a ottobre. Il campione è pesato per dimensione e regione sui dati Istat, con un margine di circa 5,4 punti.

Il primo numero è quello che è circolato di più: solo il 25% usa strumenti di intelligenza artificiale nel lavoro di tutti i giorni, mentre il 42% li sta provando. Il 69% sente che l'AI viene spinta verso le piccole imprese più in fretta di quanto riescano ad adattarsi, e il 63% è preoccupato per l'accuratezza di quello che produce.

I numeri più interessanti però sono altri due. Alla domanda sul problema principale, il 45% risponde: trovare nuovi clienti. E il 47% dice che, se l'AI potesse farlo in modo affidabile dall'inizio alla fine, il compito che le delegherebbe per primo è proprio quello. Nello stesso campione, il 74% gestisce manualmente i messaggi dei clienti.

Va detto che la ricerca è commissionata da Meta, che vende strumenti per i messaggi alle imprese. È un motivo per leggerla con attenzione, non per scartarla: i dati sono coerenti con quello che si vede in molte aziende.

Si parte dal lavoro più difficile

Trovare clienti nuovi è il compito più difficile da affidare a una macchina, perché richiede di capire un mercato, scegliere a chi rivolgersi, sapere quando insistere e quando lasciar perdere. È anche quello dove un errore costa di più: un messaggio sbagliato a un potenziale cliente non si ritira.

Rispondere a chi ha già scritto è il contrario. Le domande si ripetono, le risposte si conoscono, e il valore sta quasi tutto nella velocità. Una richiesta di preventivo che riceve risposta in un'ora ha probabilità diverse da una che aspetta tre giorni perché il titolare era in giro.

Il paradosso è che molte piccole imprese cercano clienti nuovi mentre ne perdono una parte fra quelli che si sono già fatti avanti. Non per il prezzo o il prodotto, ma perché nessuno ha risposto in tempo.

Da dove comincerei

Prima di chiedere all'AI di trovare clienti, conviene misurare una cosa semplice: quante richieste arrivano in un mese, da quali canali, dopo quanto tempo ricevono risposta e quante diventano un ordine. In molte aziende nessuno ha mai fatto questo conto.

Se il tempo di risposta è lungo, lì c'è il primo uso utile dell'automazione: smistare, rispondere alle domande ricorrenti, preparare una bozza che una persona controlla. È meno affascinante della ricerca di clienti automatica, ma ha un ritorno che si misura in settimane.

I clienti che bussano già alla porta sono il mercato più economico che un'impresa abbia. Conviene non lasciarli in attesa.

Fonte: Ipsos per Meta, indagine su 500 micro, piccole e medie imprese italiane (28 ottobre 2026)

Taccuino

Altre note

Tutte le note →