Edoardo Maggiori
Taccuino · Energia, solare e rinnovabili

Undici batterie valgono un quarto delle nuove. Dove sta andando il valore dell'energia

Nei primi nove mesi del 2026 in Italia sono entrati in esercizio oltre 98.000 sistemi di accumulo. Undici, quelli stand-alone, hanno portato il 24% della nuova capacità. Il valore dell'energia si sta spostando dal kilowattora all'ora in cui lo si usa.

3 min di letturadi Edoardo Maggiori

Insieme ai dati sul fotovoltaico del terzo trimestre, Italia Solare ha pubblicato quelli sugli accumuli elettrochimici, cioè le batterie collegate alla rete, elaborati sui dati Terna aggiornati al 30 settembre. In Italia ci sono 984.829 sistemi di accumulo, per una capacità di 19.983 MWh: quasi 20 GWh.

Nei primi nove mesi del 2026 se ne sono aggiunti 98.197, per 1.953 MWh. Quasi tutti, 98.186, sono abbinati a un impianto fotovoltaico: le batterie delle case e delle aziende che conservano l'energia del tetto per la sera. Insieme valgono 1.486 MWh. Gli altri 11 sono impianti stand-alone, batterie di grande taglia collegate direttamente alla rete e non a un impianto. Da soli hanno aggiunto 467 MWh, il 24% della nuova capacità dell'anno. Sul totale installato, gli accumuli stand-alone pesano già 7.368 MWh, più di un terzo.

Il kilowattora conta meno dell'ora

Undici impianti che fanno un quarto del mercato non sono una curiosità statistica. Indicano dove si sta spostando il valore. Con sempre più fotovoltaico in rete, l'energia a mezzogiorno abbonda e la sera manca. Chi riesce a comprarla, o produrla, nelle ore in cui vale poco e a usarla o venderla quando vale di più, guadagna sulla differenza. È il mestiere delle grandi batterie: non producono energia, la spostano nel tempo.

Gli operatori di grande taglia lo hanno capito e ci investono. Per le imprese il tema è lo stesso, solo su scala diversa. Fra le batterie abbinate al fotovoltaico installate quest'anno, quelle collegate a impianti sopra i 20 kW, la taglia tipica dei tetti di capannoni e sedi aziendali, valgono 409 MWh. Il resto, quasi tre quarti, è legato a impianti fino a 20 kW, per lo più domestici.

La domanda per chi ha i pannelli sul tetto

Molte aziende hanno installato il fotovoltaico pensando a quanta energia avrebbe prodotto in un anno. È il conto giusto per chi consuma soprattutto di giorno, nei giorni feriali. Ma per molte attività una parte della produzione cade quando l'impianto lavora poco o è chiuso: il sabato, la pausa estiva, i turni che finiscono presto. Quell'energia esce in rete al prezzo più basso della giornata.

Prima di valutare una batteria conviene guardare un dato che quasi tutte le imprese possono ricavare dalle bollette e dal contatore: quanta energia producono nelle ore in cui non la consumano, e quanta ne comprano nelle ore di punta. Se le due cifre sono piccole, la batteria non serve. Se sono grandi, il fotovoltaico sta lasciando sul tavolo una parte del suo valore.

Le regole su come la flessibilità viene remunerata sono ancora in evoluzione, e questo pesa sui conti. Ma la direzione è chiara: in un sistema elettrico pieno di sole, l'energia vale per quando arriva, oltre che per quanta ne arriva.

Fonte: Italia Solare su dati Terna-Gaudì al 30 settembre 2026, riportati da Infobuildenergia (29 ottobre 2026) ed Energ Magazine

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