L'intelligenza artificiale è entrata in azienda dalla porta dei dipendenti
Un'indagine su 188 imprese italiane dice che il 70% usa strumenti di intelligenza artificiale, ma il 54% non ha cambiato i propri processi. Finché l'uso resta individuale, il guadagno resta nelle tasche di chi lo usa.
La società di consulenza altermAInd ha diffuso il 26 ottobre il suo AI Leadership Index 2026, costruito su un'indagine presso 188 imprese con almeno dieci dipendenti che operano in Italia. Il 70% dichiara di usare strumenti di intelligenza artificiale nel lavoro, contro poco più del 50% dell'anno scorso. Il 54%, però, non ha ancora cambiato i propri processi. E il 44% ammette di non avere piena visibilità sugli strumenti che i dipendenti usano per conto loro.
Il campione è piccolo e va letto come un'indicazione, non come una fotografia statistica del paese. Ma i numeri vanno nella stessa direzione di quello che si vede nelle aziende: l'intelligenza artificiale è entrata soprattutto dalla porta dei dipendenti, non da quella dell'organizzazione.
Uso individuale, beneficio individuale
Quando una persona usa un assistente per scrivere una mail, riassumere un contratto o preparare una tabella, risparmia tempo. Quel tempo però resta suo. Lo usa per fare meglio altre cose, o per finire prima, o semplicemente per respirare. L'azienda non lo vede, non lo misura e non lo reinveste.
Il guadagno diventa aziendale solo quando cambia il modo in cui il lavoro è organizzato: chi fa cosa, in che ordine, con quali controlli. Un ufficio che risponde ai preventivi in un giorno invece che in quattro, un processo di chiusura mensile che non richiede più tre persone per una settimana. Sono decisioni che non può prendere il singolo dipendente con il suo abbonamento. Le prende chi guida l'impresa.
L'indagine dà un altro segnale in questo senso. Il 30% delle imprese dichiara competenze avanzate tra i dirigenti, 14 punti in più dell'anno scorso, mentre tra i dipendenti la quota è del 10%. Le piccole e medie imprese hanno un indice di maturità di 40 su 100, contro una media di 46. E il 51% non classifica i casi d'uso per livello di rischio: dati di clienti e documenti riservati passano in strumenti che nessuno ha scelto.
Da dove partire
In una PMI la strada più concreta non è un grande progetto. È partire da un processo solo, scelto perché è ripetitivo, misurabile e pesa davvero: le offerte, l'assistenza post-vendita, la gestione degli ordini. Si misura quanto tempo richiede oggi, si ridisegna con gli strumenti nuovi, si misura di nuovo. Poi si decide se estendere.
Prima ancora serve una cosa più semplice: sapere cosa si usa già. Chiedere ai propri collaboratori quali strumenti usano e per fare cosa non è un controllo, è un inventario. Spesso le idee migliori su dove applicare l'intelligenza artificiale sono già lì, in qualcuno che ha trovato da solo il modo di lavorare meglio.
La tecnologia è arrivata prima dell'organizzazione. Non è un problema tecnico, è un lavoro da imprenditore.
AI Leadership Index 2026 di altermAInd: indagine su 188 imprese con almeno 10 dipendenti, un rispondente per azienda, presentata a Milano il 26 ottobre 2026. Periodo di rilevazione non indicato.
Fonte: altermAInd, AI Leadership Index 2026 (comunicato del 26 ottobre 2026, ripreso da La Mia Finanza)