Edoardo Maggiori
Taccuino · Economie delle diaspore

Un'impresa su nove in Italia è guidata da chi è nato all'estero

Secondo il Dossier Statistico Immigrazione 2026 le imprese condotte da persone nate all'estero sono 673.103, l'11,5% del totale. Per un'azienda italiana sono clienti, fornitori, ponti verso altri mercati e possibili soci: un segmento che quasi nessuno mette nei piani commerciali.

3 min di letturadi Edoardo Maggiori

Martedì è stato presentato a Roma il Dossier Statistico Immigrazione 2026 di IDOS, realizzato con il Centro Studi Confronti e l'Istituto di Studi Politici San Pio V. Tra centinaia di tabelle ce n'è una che riguarda direttamente chi fa impresa: nel 2025 le imprese condotte da persone nate all'estero hanno raggiunto quota 673.103, l'11,5% di tutte quelle registrate nelle Camere di commercio.

Una su nove. Gli occupati con cittadinanza straniera sono 2.587.000, il 10,7% del totale, cresciuti del 2,9% in un anno. Le rimesse inviate dall'Italia verso i paesi d'origine superano gli 8,6 miliardi di euro, il 3,9% in più dell'anno precedente.

Clienti, fornitori, soci

Di solito questi numeri si leggono come statistica sociale. Per un'impresa italiana sono prima di tutto un pezzo di mercato che spesso non vede. Seicentosettantamila aziende comprano materiali, macchinari, servizi, software, assicurazioni, credito. Ogni impresa che nasce sceglie i fornitori con cui crescerà, e chi arriva per primo spesso resta. Eppure raramente compaiono nei piani commerciali come un segmento a sé: non perché valgano poco, ma perché chi vende tende a cercare clienti che somigliano a quelli che ha già.

C'è un secondo aspetto, meno ovvio. Molti imprenditori delle comunità della diaspora mantengono relazioni vive con i paesi d'origine: conoscono distributori, regole, abitudini di pagamento in mercati dove un'impresa italiana entra con fatica. Gli 8,6 miliardi di rimesse sono il segno di legami economici che funzionano tutti i mesi. Per chi guarda all'Africa, ai Balcani o all'Asia, sono un canale che nessuna fiera sostituisce.

Il terzo riguarda il passaggio generazionale, che resta il nodo irrisolto di molte piccole imprese italiane. Quando in famiglia non c'è chi vuole proseguire, tra i possibili compratori o soci ci sono anche imprenditori nati all'estero che hanno già costruito un'attività qui e cercano di crescere. È un incontro che oggi avviene quasi solo per caso.

Da dove si parte

Nessuno di questi mercati si apre con una campagna dedicata. Si apre come tutti gli altri: capendo cosa serve a quel cliente, dove si informa, di chi si fida, in che lingua preferisce leggere un contratto. Anche i dettagli parlano: un sito solo in italiano, un'offerta piena di sigle date per scontate, un commerciale che non ha mai pensato a quel cliente dicono già a chi è rivolto un prodotto. Il primo passo è più semplice di quanto sembri. Guardare la propria lista clienti e contare quanti sono guidati da persone nate all'estero. Se sono pochi, chiedersi se il motivo riguarda loro o il modo in cui li stiamo cercando.

Fonte: IDOS, Dossier Statistico Immigrazione 2026 (presentato il 27 ottobre 2026), scheda di sintesi

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