Edoardo Maggiori
Taccuino · Finanza per PMI

Le banche allentano i criteri, ma le imprese chiedono meno credito

Nel terzo trimestre le banche italiane hanno reso un po' più larghi i criteri per prestare alle imprese, spinte dalla concorrenza. Nello stesso periodo la domanda è scesa: meno investimenti e più autofinanziamento. Per le imprese sane è un momento per rinegoziare.

3 min di letturadi Edoardo Maggiori

Martedì la Banca d'Italia ha pubblicato i risultati italiani dell'indagine sul credito bancario dell'area euro: i principali gruppi bancari, undici in questa tornata, raccontano come hanno cambiato i criteri per concedere prestiti e cosa vedono nella domanda. L'indagine è stata chiusa il 6 ottobre e riguarda il periodo luglio-settembre.

Il risultato va nella direzione opposta a quella che ci si aspetterebbe dopo due rialzi dei tassi. Le banche italiane hanno allentato leggermente i criteri per i prestiti alle imprese, e il motivo indicato è la maggiore concorrenza tra loro. Nello stesso trimestre la domanda di prestiti delle imprese è scesa un poco, per due ragioni: meno bisogno di finanziare investimenti fissi e più ricorso all'autofinanziamento. Scorte, capitale circolante e rinegoziazione dei debiti hanno spinto la domanda, ma in misura limitata.

Dall'altra parte del tavolo arriva un dato che completa il quadro. Nell'indagine BCE sulle imprese dell'area euro pubblicata lunedì (12.822 aziende, il 93% sotto i 250 dipendenti) solo il 22% ha chiesto un prestito in banca nel periodo, e un saldo netto del 46% segnala tassi bancari in aumento.

Quando il credito c'è e lo si chiede meno

Lunedì su questo Taccuino ho scritto che il credito riparte ma passa sopra le piccole imprese. I due dati non si contraddicono. Criteri un po' più larghi non vogliono dire credito più facile per tutti: vogliono dire che sui clienti che le banche considerano buoni c'è concorrenza. Le piccole imprese, che la banca fa più fatica a leggere, spesso restano fuori da quella gara.

Il punto più interessante è l'autofinanziamento. Un'impresa che investe con la propria cassa invece di indebitarsi a tassi più alti fa una scelta prudente, e spesso giusta. Ma ha due effetti che si vedono dopo. Il primo: la cassa spesa per una macchina non c'è più quando arriva il cliente grande che paga a 120 giorni. Il secondo: se gli investimenti si finanziano solo con quello che avanza, l'azienda cresce alla velocità dei suoi utili, non a quella del suo mercato.

C'è anche un'indicazione sul futuro: per il quarto trimestre le banche prevedono un lieve irrigidimento dei criteri verso le imprese e una domanda sostanzialmente invariata. Se c'è una finestra di concorrenza, è adesso.

Cosa ne farei

Per un'impresa con i conti in ordine questo è un buon momento per rinegoziare, non per indebitarsi tanto per farlo: confrontare le condizioni delle linee che già ha, tenere separato il finanziamento degli investimenti da quello del circolante, chiedere un'offerta a una seconda banca anche se la prima funziona. La concorrenza tra banche esiste solo per chi la mette alla prova.

E per chi pensa di finanziare tutto con la cassa, vale la pena fare il conto opposto: quanto costerebbe, fra un anno, non averla più.

Fonte: Banca d'Italia, Bank Lending Survey – risultati per l'Italia, III trimestre 2026 (27 ottobre 2026); BCE, indagine SAFE (26 ottobre 2026)

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